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  • Immagine del redattoreSabrina Molino

La "Resilienza":la nostra capacità di resistere

Aggiornamento: 18 set 2020

Quando allenarla diventa fondamentale nello sport e nella vita

“Nessuno aprirà la porta al posto tuo” Detto Zen Nello sport come nella vita assistiamo spesso a storie che raccontano di atleti e persone rialzatesi da delusioni o incidenti che sembravano mettere a rischio le loro carriere,ma che poi mossi da chi sa quale mostruosa "forza interiore" rinascevano dalle ceneri come fenici. Mi viene in mente un grande calciatore come Roberto Baggio che dopo un tremendo infortunio con la Fiorentina lo definivano promessa mancata per poi invece arrivare a vincere addirittura il Pallone d'oro,mi ricordo di Marco Pantani investito e caduto più volte per poi esplodere nel '98 nella storica vittoria di Tour e Giro ,oppure ancora Alex Zanardi con la sua capacità di reinventarsi atleta Paralimpico di altissimo livello esaltando la sua identità di campione di tenacia.Ma cosa hanno in comune questi personaggi,che se anche con storie e esiti nel tempo alla fine differenti hanno dimostrato che quando cadi puoi rialzarti? Probabilmente questi tre campioni così differenti tra loro avevano una capacità psicologica estremamente utile sia nella società che viviamo oggi e sia soprattutto in un contesto sportivo: la resilienza , la capacità di resistere alle avversità . Il termine specifico deriva dal latino “resalio”, dal verbo “salio”, che originariamente indicava l’azione di risalire sulla barca capovolta dalle onde del mare. Tradizionalmente la resilienza è stata legata agli studi di ingegneria, nello specifico alla metallurgia, dove tale termine indica la capacità di un metallo di resistere alle forze impulsive che gli vengono applicate. Metaforicamente è facile capire come una "barca che si capovolge"o la "resistenza a forze impulsive" possano in psicologia appartenere ad ostacoli o eventi traumatici che la persona può affrontare nella sua vita. Non da meno nello sport,dove il raggiungimento di obiettivi importanti spesso passa attraverso rinunce,sacrifici,infortuni e fallimenti,ancora più evidenti in atleti Paralimpici. "Le persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare con successo le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti." Un atleta dovrebbe già solo per il fatto stesso di essere immerso in un mondo competitivo,essere naturalmente portato ad affrontare le condizioni di stress e difficoltà,anche se non per tutti in verità è così , in questi casi spesso si parla di abbandoni precoci nello sport,di talenti potenziali non emersi mai nell'alto livello,di carriere fermate da un fallimento inaspettato. Ma la cosa importante è che però la Resilienza si può allenare. In questa ottica lo sport e la Resilienza possono diventare fonte di ispirazione per molte aree di sviluppo di capacità intrinseche,quali sono il mondo del lavoro e manageriale,quello del settore educativo,quello del benessere psicologico. Allenare questa capacità attraverso lo sport e/o per lo sport può essere fonte di un sano sviluppo psicologico,di un ottima capacità di perseveranza,di successi personali e atletici. Ma come si allena la Resilienza? Un programma adeguato deve perseguire tre obiettivi: Identificare e modificare le modalità dannose di valutazione che la nostra mente attua Aumentare il nostro senso di autoefficacia e di controllo Migliorare la regolazione tra il nostro pensiero e il nostro corpo. Questi obiettivi possono essere inseriti in buon programma di psicologia dello sport sia con un atleta di alto livello sia e soprattutto a mio parere in ambito giovanile ed educativo,per far si che questa buona capacità psicologica possa essere utile anche in un percorso di vita che non preveda l'agonismo,ma bensì il quotidiano bisogno di mettersi alla prova e di perseverare nell'affermazione di se stessi e della propria identità ,resistendo alle difficoltà che si presentano dinanzi ai nostri sogni. Non è un caso che all'inizio di questo articolo ho citato Marco Pantani,per chi ha approfondito la sua storia e le verità emerse ,tra l'altro non ancora del tutto definite e certe,saprà che nonostante la sua grande "forza interiore" dinanzi alle sue ultime difficoltà derivanti dall'esterno e dall'interno di Sè , ha ceduto senza più possibilità di rialzarsi. Questo perché ognuno di noi ha una sua "finestra di tolleranza" che si collega anche al concetto di "limite" sia esso fisico o mentale. La nostra resilienza va ascoltata e allenata non ignorando mai la percezione dei nostri limiti,siano essi racchiusi in un ambito prettamente sportivo o come per il grande campione Pantani racchiusi nel suo ambito più prettamente emotivo ed intimo. "Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo.” Seneca. Dott.ssa Molino Sabrina Psicologa clinica e dello sport Tel. 3490888720 Potete contattare la dott.ssa per domande o curiosità all'indirizzo sabrina.molino@icloud.com



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